TUTTA LA MAGIA
DEL CINEMA

Il cinema, nel costruire le sue storie, attinge spesso alla letteratura, sia alta che popolare. Oppure trae ispirazione dalla realtà, narrando quelle “storie vere” che vanno sempre più di moda. Due campioni di queste due differenti modalità di ispirazione sono
Animali notturni di Tom Ford e Sully di Clint Eastwood, che sono due dei titoli più rilevanti di questa rassegna. Il primo è tratto da un romanzo, il secondo da una storia vera. Un’altro splendido film tratto da una storia vera è Agnus dei di Anne Fontaine, mentre Lettere da Berlino di Vincent Pérez, pur ispirato ad una storia vera, è l’adattamento di un celebre romanzo. Quest’ultimo, come La verità negata di Mick Jackson, documenta una pagine poco nota della Shoah. Il primo narra una delle poche pagine di resistenza al nazismo che si conoscano, il secondo la battaglia processuale sul negazionismo di David Irving, storico britannico autore di decine e decine di libri che pretendeva che la comunità internazionale ammettesse che le camere a gas non sono mai esistite. Anche Genius di Michael Grandage narra una storia vera, ispirandosi però ad una solida biografia di uno dei protagonisti, mentre Il cittadino illustre di Mariano Cohn e Gaston Duprat è tratto da un sceneggiatura originale di Andrés Duprat. Sing Street, infine, è ispirato ai ricordi ed alla vita personale del regista, il musicista John Carney, che è un’altra modalità che il cinema usa per trovare le sue storie. Trovate le storie, il resto è magia, la «magia del cinema».

Mercoledì
18 Gennaio

Animali notturni

di Tom Ford
(USA, 2016)

ANIMALI NOTTURNI

Gran premio della giuria all'ultimo Festival di Venezia, il film è tratto da un romanzo noir di Austin Wright, Tony & Susan, e riconferma il talento di Tom Ford, stilista passato alla regia noto finora per l'esangue ma formalmente ineccepibile A Single Man (2009). La protagonista è Susan (Amy Adams), una gallerista di successo che in passato ha avuto una storia con Edward (Jake Gyllenhaal), il suo primo marito, poi piantato per unirsi con il suo attuale compagno, il rampante Walker, che la trascura e la tradisce. Edward, giudicato a suo tempo da Susan debole e sognatore, si rifà vivo dopo quasi vent'anni attraverso un romanzo estremamente violento che Susan legge avidamente. Il film è il racconto filmato del manoscritto di Edward, di quello che accade a Susan mentre lo legge e di quello che è accaduto tra i due al tempo in cui si frequentavano. Incrocia, cioè, tre piani narrativi, pur non perdendo in fluidità I titoli di testa sono scioccanti, con una sfilata di installazioni che raffigurano informi ciccione nude che ballano; l'epilogo, straziante, per la povera Susan. Ma cosa si aspettava ? I più vedono nell'epilogo una sorta di vendetta di Edward, ma sbagliano. Edward, per elaborare l'abbandono, si è inventato una storia che più truce non potrebbe essere, ma non si è nemmeno avvicinato alla verità, alla miseria di quell'animale notturno che un tempo ha amato. E' Susan, semmai, che è un mostro, e ciò a dispetto dei bellissimi occhiali che indossa e della casa dall'eleganza fredda e pietrificata che abita. Come fa a pensare che tutto possa cambiare, che il passato non conti e che il futuro sia li, davanti a lei ?

Mercoledì
1 Febbraio

Il cittadino illustre

di M. Cohn & G. Duprat
(Spagna, 2016)

IL CITTADINO ILLUSTRE

Davvero una commedia intelligente quest’opera prima degli argentini Mariano Cohn e Gastón Duprat per la quale Oscar Martínez ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile all’ultimo Festival di Venezia. La storia è quella di uno scrittore argentino esiliato in Spagna da quasi quarant’anni, dove vive in una splendida villa con una biblioteca sterminata, che dopo aver vinto il premio Nobel per la letteratura ritorna nel suo paese natale in Argentina. E’un tipo alla Bob Dylan, che però il premio lo ritira, anche se spiega che questo riconoscimento, contrastando “con lo spirito dell’arte”, decreta la sua morte come scrittore e lo rammarica per la sua “canonizzazione finale come artista”. Forse è per questo che, mentre rifiuta inviti dal mondo intero, spesso di altissimo livello, accetta quello della sua cittadina d’origine, fonte di ispirazione di tutti i suoi libri, che vuole nominarlo “cittadino illustre”. Nel piccolo paesino l'uomo pensa forse di ritrovare le affinità che ancora lo uniscono al suo popolo, ma finisce per scontrarsi con un mondo oramai lontanissimo dal suo, un mondo che aveva rinnegato quarant’anni prima per tenerselo dentro con la scrittura, che abbraccia con un misto di nostalgia e fastidio e che lo accoglie dapprima a braccia aperte, per poi mostrargli un risentimento più che malcelato. Tutto virato in chiave grottesca, ma senza mai uscire dalle righe, il film sbeffeggia con sublime crudeltà e fine ironia la grettezza del piccolo paesino di provincia, accumulando situazioni assurde e surreali, alludendo a frustrazioni e odio e pronti ad esplodere.

Mercoledì
8 Febbraio

La verità negata

di Mick Jackson
(GB, 2016)

LA VERITA' NEGATA

Nel 1996 lo storico negazionista David Irving intentò una causa di diffamazione contro l'editore Penguin Books e l'accademica americana Deborah Lipstadt, titolare della cattedra di Studi sull'Olocausto alla Emory University di Atlanta. Ne seguì una lunga istruttoria che culminò nel 2000 in un processo di quattro mesi che si tenne a Londra. A sostegno della Lipstadt intervennero i migliori avvocati del Regno Unito, mentre Irving decise di rappresentarsi da solo. Dalle vicende processuali la Lipstadt ha tratto un libro, pubblicato nel 2005, intitolato Denial: Holocaust History on Trial, cui si ispira il film di Mick Jackson. A dare nerbo al film, più che la regia di Jackson, è però la sceneggiatura del commediografo britannico David Hare, che cerca di trarre dal libro della Lipstadt più di un legal drama. Nel cast Rachel Weisz, Tom Wilkinson e soprattutto Timothy Spall, dimagrito e scavato, che nei panni di David Irving da corpo alla figura tragica di un uomo patetico che, pur di ottenere la consi-derazione dell'Accademia, sostiene che le camere a gas non sono mai esistite. Come viene spiegato nel film, se la causa fosse stata intentata in America sarebbe toccato ad Irving, cioè al querelante, dimostrare di avere ragione. In base all'ordinamento britannico, invece, l'onere della prova spetta al querelato, cioè alla Lipstadt, il che ha reso il processo paradossale: anziché sbugiardare il negazionismo gli avvocati, infatti, hanno dovuto dimostrare in aula che l'Olocausto è esistito davvero. La sentenza, alla fine, fu impietosa con Irving, giudicato prossimo ai movimenti neonazisti, “negazionista” per ragioni ideologiche e attivo manipolatore dell’evidenza storica.

Mercoledì
15 Febbraio

Sully

di Clint Eastwood
(USA, 2016)


SULLY

Il 15 gennaio 2009 un aereo della US Airways appena decollato dall'aeroporto La Guardia di New York perde entrambi i motori a causa uno stormo di oche che colpisce l'aereo. L'aereo, che ha a bordo centocinquantacinque passeggeri, è pilotato da Chesley Sullenberger (Tom Hanks), il “Sully” del titolo, un ex pilota dell'Air Force con quarantadue anni di volo alle spalle. Tornare indietro è impossibile, di raggiungere il primo aeroporto utile non se ne parla. Che fare ? Non c'è tempo per tergiversare. Il pilota segue il suo istinto e decide di prendere la via del fiume e ammarare sull'Hudson. L'impresa riesce, equipaggio e passeggeri sono salvi, ma il pilota, ironia della sorte, finisce sotto processo davanti al National Transportation Sa-fety Board. Oggetto di un'attenzione mediatica morbosa, rischia posto e pensione, ma tiene botta. Eroe ordinario, dinanzi alla commissione d'inchiesta, obbligatoria in caso di incidenti, Sully incarna la scintilla dell'esperienza, l'essenza nobile del lavoro fatto semplicemente come dovrebbe essere fatto, non per denaro, non per gloria, non per vanità, ma solo per fedeltà alle conoscenze acquisite con la sua professione. Il suo unico merito, l'aver fatto la cosa giusta, probabilmente l'unica possibile, al momento giusto, e questo è tutto. Girato con la tecnologia Imax, che offre allo spettatore un'immersione piena nell'azione, accomodandolo nella cabina di pilotaggio a vivere letteralmente l'esplosione dei motori, il silenzio che segue e le turbolenze dell'aereo che plana sul fiume, Sully resta nondimeno un film intimo, svolto nella testa del suo protagonista. Com'è consuetudine in film di questo tipo, le immagini finali sono quelle reali, con il vero comandante, il vero equipaggio e i veri passeggeri che sorridono sollevati e increduli.

Mercoledì
22 Febbraio

Sing Street

di John Carney
(Irlanda, 2016)

SING STREET

Conosciuto per il folgorante Once (2006) e per il successivo Tutto può cambiare (2013), primo film americano del regista, l'irlandese John Carney torna nella sua terra natia con una deliziosa commedia sentimentale ambientata nella Dublino degli anni Ottanta. Il protagonista, il sedicenne Conor, è infelice sia in famiglia che e a scuola, coltiva velleità musicali e si innamora perdutamente di una giovane aspirante modella dolcemente complicata e già impegnata con uno più grande. Per avvicinarla, non trova di meglio che fondare una band e cercare di coinvolgerla nella creazione di un videoclip. La storia è tutta qui, il resto lo fanno la musica e le atmosfere di quegli anni. Sono gli anni in cui il britpop esplodeva nel mondo, Londra era the place to be, ossia “il posto migliore dove andare a divertirsi”, e gli adolescenti irlandesi si sentivano inevitabilmente periferici. In quell'atmosfera decadente ma sognatrice, dove l'unico miraggio era salpare verso la costa inglese e farsi inghiottire dalle bancarelle e dai pub affollati di Camden Town, John Carney aveva pressappoco la stessa età di Conor. Quella chitarra acustica che il ragazzo armeggia ancora insicuro per non sentire i genitori litigare, quindi, è forse proprio quella del regista. La scuola cattolica frequentata dal giovane, d’altronde, è proprio quella in cui studiò Carney, e nella figura di Brendan, il fratellone “filosofo”, è facile intravvedere lo stesso fratello del regista, scomparso recentemente e a cui il film è dedicato. Le canzoni originali sono curate da Gary Clark e John Carney. Della colonna sonora fanno parte brani di gruppi musicali come The Cure, Motorhead, Duran Duran e The Jam.

Mercoledì
1 Marzo

Lettere da Berlino

di Vincent Perez
(Germania, 2016)

LETTERE DA BERLINO

Siamo a Berlino, nel 1940, nel pieno della dominazione nazista. La città è sotto il giogo della Gestapo. Otto (Bredan Gleeson) e Anna Quangel (Emma Thompson) sono una coppia appartenente alla classe operaia che vive in un condominio che rispecchia il momento storico: giusti, miserabili, ebrei che temono la delazione e delatori che non vedono l'ora di denunciare ebrei. I coniugi Quangel, come tutti, cercano di stare alla larga dai guai, ma quando il loro unico figlio viene ucciso al fronte,
si ribellano. Consapevoli di quello che rischiano, iniziano, con estrema prudenza, a diffondere cartoline anonime antinaziste, sfidando Hitler con la sola forza delle parole. La vicenda, ispirata al celebre romanzo di Hans Fallada, Ognuno muore solo, è tratta da una storia vera (Otto e Anna Quangel, nella realtà, erano Otto e Elise Hampel). Definito da Primo Levi «il libro più importante che sia mai stato scritto sulla resistenza tedesca al nazismo», il romanzo di Fallada, pubblicato postumo nel 1947, approda sullo schermo in un adattamento piatto ma onesto. Quando infatti Otto, alla fine, viene catturato, apprende dalla Gestapo che soltanto diciotto delle ducentoottanta-cinque cartoline da lui spedite non sono state immediatamente consegnate alle autorità naziste. La didascalia finale che rende omaggio ai due genitori, così, scalfisce appena la piena adesione del popolo tedesco alla follia hitleriana. Come un granello di sabbia, i due, saranno spazzati via dalla follia hitleriana, perché altri granelli non ce ne furono, assieme a loro, ad inceppare gli ingranaggi della spietata macchina di morte nazista.

Mercoledì
8 Marzo

Agnus Dei

di Anne Fontaine
(Francia, 2016)

AGNUS DEI

Siamo in Polonia, nel 1945. La guerra è appena finita, si contano i morti e i feriti, si aiutano i sopravvissuti e, tra le rovine, si svelano drammi di ogni genere. Mathilde Beaulieu è una giovane dottoressa francese della Croce Rossa. Quando una suora polacca cerca il suo aiuto, la donna la segue nel convento di benedettine. Violato prima dai soldati tedeschi, poi da quelli russi, il monastero ha pagato un prezzo altissimo alla brutalità: venticinque suore stuprate, alcune fino a quaranta volte, molte uccise. Tra le sopravvissute, alcune sono incinte, tra cui la giovane che ha avuto l'ardire di uscire dal convento per cercare aiuto. Invase dai sensi di colpa, divise tra l'essere donne per natura e spose di Cristo per scelta, le giovani suore vivono un dram-ma insanabile. L'atea Mathilde, da parte sua, aiuta come può queste giovani donne, vittime di violenza e prigioniere di un sistema morale e religioso rigido e inflessibile che impone loro la segretezza, il silenzio, il diniego del corpo e della maternità ma anche il perdono per quegli atti barbari che hanno subito. Alla fine, capirà più lei le suore che non la stessa badessa, incapace, com'è, quest’ultima, di venire a patti con la realtà al punto da lasciarsi morire fisicamente e spiritualmente. Ispirato ad una storia vera, Agnus Dei è un film struggente, intenso e scarno allo stesso tempo. Fotografato con grande maestria, con colori che vanno dal bianco e nero al grigio-sep-pia, ha la stessa sobrietà di Ida di Pavel Pawlikowski (2013), cui l'avvicina anche l'ambientazione polacca. Tra gli altri pregi del film, l’empatia che si instaura tra Mathilde e suor Maria, con la solidarietà femminile che trascende i perimetri delle rispettive fedi.

Mercoledì
15 Marzo

Genius

di Michael Grandage
(GB, 2016)

GENIUS

Siamo a New York, alla fine degli anni Venti. Max Perkins (Colin Firth) fa l'editore, e che editore. Ha scoperto scrittori co-me Ernest Hemingway e F. S. Fitzgerald. Un giovane si presenta al suo studio alla Charles Scribner's Sons con un ma-noscritto di un migliaio di pagine, intitolato "O Lost". Perkins lo divora tutto d'un fiato e decide che il giovane che ha appena incontrato è un autore vero. Il giovane si chiama Thomas Wolfe (Jude Law), e passerà alla storia come il terzo grande autore scoperto da Perkins. Chi frequenta i libri sa che i nomi che abbiamo fatto sono pezzi da novanta della letteratura americana del Novecento. E in effetti il film, basato sulla biografia Max Perkins. Editor of Genius di Scott Berg, racconta, come si dice, una storia vera. Incrociando la personalità di Wolfe, tutto genio e sregolatezza, incapace di avere legami che non siano con i frutti della propria creatività ma al contempo bisognoso di trovare un sostituto della figura paterna, con quella di Perkins, un uomo che non si toglieva il cappello neanche a tavola e che, una volta attratto da un testo, finiva con il disinteressarsi completamente di quanto gli accadeva intorno, il film ricostruisce la genesi di un capolavoro letterario, una genesi che mai come in questo caso va ascritta non solo all'autore, ma anche all'editore. Con il tempo, però, Wolfe maturerà un risentimento insanabile nei confronti di Perkins, che accuserà di essersi preso troppe libertà nella revisione delle bozze dei suoi scritti. Morirà giovane, a trentotto anni, dopo avere rotto con Perkins ed essersi trovato un altro editore.