LE DONNE
DELLO SCHERMO

Quello con le donne dello schermo è un appuntamento tradizionale per la programmazione d'essai del cinema Capitol. Più insolito, semmai, è l'abbinamento che proponiamo con una seconda rassegna dedicata agli uomini, quasi a suggerire un dialogo tra i due sessi. A dispetto del dibattito sulla teoria del Gender, che ha fatto capolino anche al Dolby Theater di Los Angeles la Notte degli Oscar, con Chris Rock che, scherzando, ha proposto di abolire la distinzione tra attori e attrici per introdurre, ad esempio, il premio per i bianchi e per i neri, vista l'esclusione degli afro-americani dalle nomination, sullo schermo ci sono ancora uomini e donne. Naturalmente, anche il cinema trae nutrimento dal dibattito sociale, ragion per cui anche le donne dello schermo sono meno tonde e più sfaccettate. Una, addirittura, non è nemmeno una donna (The Danish Girl), mentre altre due si amano tra loro (Carol), ma nella sostanza sono donne le protagoniste dei film qui proposti. Si pensi solo all'amabile signora al centro de I dolci della signora Toku, o alla casalinga visionaria e pratica di Joy. Oppure si pensi alle interpreti di Brooklyn e di Room, due film indie approdati grazie a loro alla Notte degli Oscar.

Mercoledì
16 Marzo

LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU

Sentaro è un uomo triste, con alle spalle un crimine che lo ha segnato per sempre. Cucina i dorayakis, dolci tipici giapponesi ripieni di pasta dolce di fagioli rossi, in un chiosco nella periferia di Tokyo. La sola compagnia che tollera è quella di Wakana, una ragazzina cui regala i dolci non perfettamente riusciti. Un giorno, una vecchia signora di nome Toku si presenta da lui in cerca di un lavoro. La sua confettura di fagioli rossi, la "An" del titolo originale del film, è la più deliziosa che Sentaro abbia mai assaggiato, ma le mani della donna sono sfigurate da una vecchia malattia. Sentaro dapprima esita, ma poi assume la donna. «La marmellata di fagioli va fatta col cuore, figliolo», spiega la donna. E in effetti, grazie alla sua ricetta segreta, il dolci del piccolo chiosco vanno a ruba. Poco tempo dopo, però, si sparge la voce che la donna sarebbe lebbrosa, con il risultato che a poco a poco i clienti cominciano a rarefarsi, fino a sparire del tutto. L'affiorare del dramma porta Toku, Sentaro e Wakana a reciproche confessioni. L'epilogo è un invito a non vivere oppressi e infelici ma ai cercare di essere sé stessi a dispetto dei giudizi degli altri, con Sentaro che si licenzia dal chiosco per vendere altrove i dorayaki, questa volta con il sorriso in faccia. Ricamato dalle inquadrature insistite degli alberi di ciliegio, mera-viglia naturale e gloria nazionale, Le ricette della signora Toku richiama alla mente film come Poetry di Lee Chang-dong (2010) e A Simple Life di Ann Hui (2011), e riserva allo spettatore un epilogo che è un bagno di emozioni.

Mercoledì
30 Marzo

CAROL

Siamo a New York, nel 1952. Therese (Rooney Mara) è una giovane e timida aspirante fotografa. Lavora in un grande magazzino di Manhattan e ha un fidanzato di cui non è molto convinta. Carol (Cate Blanchett) è una benestante moglie borghese prossima al divorzio. Sole dentro il rigido inverno newyorkese e congelate dalle rigorose convenzioni dell'epoca, che consideravano l'omosessualità come un disturbo sociopatico della personalità, le due donne si sfiorano, si cercano, si innamorano. Dopo Lontano dal paradiso, Todd Haynes mette ancora una volta in scena una relazione sentimentale disallineata dalla morale corrente. Alla base del film, qui, c'è un libro di Patricia Highsmith, scrittrice di thriller psicologici e lesbica dichiarata che con questo romanzo sentimentale del 1952, insolito rispetto alla sua produzione più nota, rivendicava in toni vibranti il diritto all'omosessualità. La confezione, a differenza di Lontano dal paradiso, che si rifaceva all'estetica contrastata dei film di Douglas Sirk, con luci piazzate e primi piani che sembrano ritratti, abbraccia la linea più naturalistica della fotografia di quel periodo. Per questo il film è stato girato in pellicola, senza post-produzione digitale, con luce soprattutto naturale, tanto che in molte scene in penombra si vede una grana cui non siamo più abituati. I grandangoli usati anche per i primi piani tengono i personaggi immersi negli ambienti e nei contesti, accentuandone la dipendenza dai pregiudizi dell'epoca.

Mercoledì
6 Aprile

JOY

Divorziata con due figli, Joy (Jennifer Lawrence) lavora nel servizio a terra di una compagnia aerea dove la costringono a fare il turno di notte. Vive insieme ai figli in una famiglia allargata e sgangherata, tanto che oggi la si definirebbe disfunzionale. Oltre a provvedere all'amorevole nonna, alla genitrice divorziata che passa le giornate davanti alla tv, all'ex marito venezuelano Tony che si è piazzato nel seminterrato e non contribuisce alla vita familiare, deve vedersela di tanto in tanto anche con l'apatico padre Rudy (Robert De Niro), che gestisce senza ambizioni una officina meccanica assieme alla sorellastra di Joy, Peggy, con cui Joy ha un pessimo rapporto. Joy, però, ha un talento visionario e insieme pratico che le farà cambiare la vita a milioni di casalinghe inventando e brevettando il Miracle Mop, che altri non è che il "mocio". Con i consigli dell'ex marito, il sostegno dell'amica del cuore e l'ap-poggio economico dell'ultima fidanzata del padre, Joy arriverà addirittura a pubblicizzare essa stessa la sua rivoluzionaria invenzione, anche se tra uomini d'affari che cercheranno di rubarle l'idea e la sorellastra invidiosa che la farà quasi finire in bancarotta, le difficoltà, certo, non mancheranno. Diretto da David O. Russel, il film è ispirato alla vera storia di Joy Mangano, che davvero ha messo su un impero dal nulla, e riconferma il sodalizio tra il regista e Jennifer Lawrence dopo i notevoli Il lato positivo (2012) e American Hustle (2014).


Mercoledì
27 Aprile

THE DANISH GIRL

Siamo a Copenaghen, negli anni Venti del secolo scorso. Paesaggista affermato, Einar Wegener (Eddie Redmayne) posa per la moglie Gerda (Alice Vikander), anch'essa artista, ma ritrattista. L'uomo sostituisce quasi per gioco la modella ma, nell'indossare abiti femminili, sente risvegliarsi in lui la donna che non aveva mai sospettato di essere. Attratto dall'abbigliamento femminile e sempre meno capace di smettere di vestirsi e atteggiarsi a donna, nel corso degli anni Einar si convince di dovere lasciare il posto a Lili, che è il modo in cui egli stesso chiama l'altro se stesso. Sembra lo spunto per un romanzo, invece è la storia del primo transgender che, nel lontanissimo 1930, si sottrasse alla medicina del proprio tempo, che lo voleva internare o dichiarare schizofrenico, per sottoporsi a un intervento chirurgico per diventare donna. Tom Hooper, celebrato regista de Il discorso del Re, sceglie di raccontarla come una love-story, un melodramma patinato su di una coppia di certo unica, ma legata da un sentimento profondo, in cui la moglie fa da guida all'amato nella scoperta della sua vera identità sessuale. Raffinatissimo, tanto che le immagini sono composte come dipinti, il film ricostruisce tra magnifici panorami e splendidi costumi d'epoca i travagli dell'uomo e le complicità della donna, offrendo a Eddie Redmayne la seconda candidatura agli Oscar dopo la statuetta vinta l'anno scorso con La teoria del tutto. La vera sorpresa, però, è Alice Vikander, che ruba letteralmente la scena a Redmayne.

Mercoledì
4 Maggio

BROOKLYN

Eilis (Saoirse Ronan) è nata e cresciuta nella piccola cittadina di Enniscorthy, in Irlanda. Siamo all'inizio degli anni Cinquanta e, nel suo piccolo paese di campagna, Eilis non sembra avere futuro. Così, con il sostegno della sorella e l'aiuto del prete decide di partire per gli Stati Uniti alla ricerca di un futuro migliore. Nel caos multi-forme di Brooklyn si ambienta a fatica: combatte con una insopprimibile nostalgia. Dopo un difficile periodo di adattamento durante il quale vive in un convitto fem-minile e lavora in un grande magazzino, riesce però a costruirsi una vita, conosce un idraulico italiano e si innamora. La morte improvvisa della sorella, rimasta in patria a badare alla madre, la costringe però a rientrare in Irlanda. Si accorge così di quanto di sé ha lasciato in quei luoghi natii e di quanto il fascino di una vita lì sia ancora forte in lei. Il "mondo nuovo" conosciuto in America, d'altronde, è là che l'attende, così Eilis dovrà decidere se abbandonare definitivamente il mondo da cui proviene o rinunciare a quello in cui sogna di andare. Scoprirà che la vera casa non è quella in cui sei nata ma quella che sei capace di costruirti. A complicare le cose, poi, ci sono le leggi del cuore, con due uomini che la corteggiano, uno da un lato, l'altro dall'alto lato dell'oceano. Tratto dall'omonimo romanzo di Colm Toibin e adattato per lo schermo da Nick Hornby Brooklyn è un film semplice, che parla d'amore e del sogno americano, che va dritto al cuore.

Mercoledì
18 Maggio

ROOM

Il piccolo Jack non conosce nulla del mondo ad eccezione della "stanza", un posto angusto in cui è nato e cresciuto e in cui vive con la madre Joy (Brie Larson). La stanza è la sua casa, la stanza è il suo mondo. Il lavandino, il lucernario, la lampada sono i suoi amici. La notte, quando irrompe il Vecchio Nick per infilarsi nel letto di suo madre, Jack sta nascosto nell'armadio, ma poi è di nuovo mattina e tutto va bene. Joy, sua madre, è stata rapita dal Vecchio Nick sette anni prima mentre andava a scuola e, da allora, non è più uscita dalla "stanza". Quando Jack compie cinque anni, però, la mamma lo sorprende con una rivelazione sconcertante: c'è un mondo al di là della porta blindata di cui non conoscono il codice, un mondo fatto di cose e persone reali, e la "stanza" non è la loro vera casa. È un film insolito e potente, Room, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Emma Dono-ghue, pubblicato in italiano con il titolo Stanza, letto, armadio, specchio, e a sua volta ispirato ad un drammatico fatto di cronaca, il caso Fritzl, dove l'aguzzino era il padre della reclusa e i figli nati dai ripetuti incesti addirittura sette. Brie Larson è un'autentica rivelazione, mentre il regista ha all'attivo alcune black comedy di successo e un curioso film, Frank (2014), in cui Michael Fassbender recita per tutto il tempo con una testa gigante di cartapesta calata sul volto.