In panne sulla
strada dei sogni


Due giovani donne, Ronit ed Esti, si amano, ma il loro amore non è ammesso nella rigida comunità religiosa in cui vivono. Anni dopo si rincontrano, e la passione si riaccende, ma di nuovo è difficile viverla. L’enpasse travolge anche Dovit, il marito di Esti, che cerca soluzioni nelle scritture ma non le trova. Zula e Wiktor si amano, ma c’è sempre qualcosa che li divide. Si perdono e si ritrovano, ma è come se fossero in panne, girano in folle. Halla è in dissidio con il mondo, fa la guastatrice, attacca come può il capitalismo cieco che distrugge la sua terra, ma in realtà gira anch’essa a vuoto, le manca qualcosa di fondamentale, tanto che da anni ha chiesto l’affidamento di un bambino. Lo stesso accade a Lisa, che vede spegnersi la poesia nel mondo, quando invece il malessere è tutto suo. Holly, forse, è quella messa peggio. Ha un figlio tossico, gli ha già salvato la vita una volta, ma il rischio dell’overdose fatale è sempre dietro l’angolo. Non se ne esce dalla vita in panne. Ne sa qualcosa anche Chela, che quando, dopo trent’anni, grazie a una vecchia automobile, riassapora la libertà e il gusto di vivere, rischia di perderla. Ma non ci sta, se ne va, lungo la .. strada dei sogni. Il trovarsi in panne sulla strada dei sogni è ciò che accomuna un po’ tutti i protagonisti dei sei film qui proposti. Qualcuno ne è consapevole, qualcun altro no, ma tutti vivono questo empasse, questa incapacità di muoversi, perché, tra tutte le strade possibili, la .. strada dei sogni è quella più accidentata.

Mercoledì
23 Gennaio

DISOBBEDIENCE

L'emancipata e anticonformista Ronit (Rachel Weisz) è cresciuta nella comunità ebraico ortodossa di Londra, ma vive ormai da molto tempo a New York. La morte del padre, però, la costringe a ritornare nella capitale britannica, dove ritrova Dovid, studioso della Torah, di cui era amica, ed Esti (Rachel McAdams), con cui aveva consumato un amore giovanile, e scopre che i due, ora, sono marito e moglie. In una comunità religiosa che proibisce ogni contatto fisico prima del matrimonio e i rapporti omosessuali, l'attrazione tra Ronit ed Esti, a suo tempo, aveva creato turbamento, e il ritorno di Ronit rischia ora di riaccendere la passione tra le due donne. Ritualità e dinamiche proprie dell'ebraismo vengono descritte con accuratezza, ma ciò che interessa a Lelio non è l'ennesima denuncia dell'ortodossia di stampo religioso. Prova ne sia la figura di Dovid, il marito devoto intrappolato tra carne e spirito, che cerca risposte che non troverà mai nella Torah. Disobbedience, così, e un film che non predica, non giudica e non fa sconti. Nel mondo reale, dentro e fuori i recinti dell'ortodossia religiosa, l'onesta ha un prezzo, e questo è tutto. Il prezzo che pagano le due protagoniste di Disobbedience, infatti, è lo stesso che hanno pagato, in tutt’altro contesto, le protagoniste di Gloria e Una donna fantastica, i due splendidi film che hanno fatto conosce il regista cileno. Il premio Oscar per il miglior film straniero vinto l’anno scorso, così, ha premiato un autore vero, che presto sarà nelle sale con Gloria Bell, il remake americano del film che lo ha rivelato.

Mercoledì
6 Febbraio


COLD WAR

Dopo lo straziante Ida, Pawel Pawlikowski ha confezionato un altro gioiello, anch’esso in bianco e nero e nel formato 4/3 del cinema muto. Al centro del film, questa volta, c'è un amore travagliato che le ferite ancora aperte di una guerra appena conclusa, il gelido grigiore di una società sovietizzata e spirali di fumo addensate in localini notturni bohémien rendono struggente. Siamo in Polonia, all'inizio degli anni Cinquanta. La giovanissima Zula viene scelta per far parte di una compagnia di danze e canti popolari. Tra lei e Wiktor, il direttore del coro, nasce un grande amore, ma nel corso di un'esibizione nella Berlino orientale, lui sconfina e lei non ha il coraggio di seguirlo. S'incontreranno di nuovo, nella Parigi della scena artistica, lei sposata con il suo impresario, lui impegnato con una donna che non ama. Ma stare insieme è impossibile. Zula non riesce ad allinearsi, ha alti e bassi, come una Zelda d'altri tempi e altri luoghi. Non capisce le metafore, né lo spleen che è proprio del jazz e che Wiktor invece sente affine e incarna naturalmente. La sua energia emerge incontrollata, fuori luogo, e per ritrovarsi non le resta che tornare sui suoi passi. I due, così, si trovano e si perdono e, alla fine, la felicità resterà per sempre dietro l'angolo.

Mercoledì
20 Febbraio

LA DONNA ELETTRICA

Halla, nella vita di tutti i giorni, è una donna single di circa cinquant'anni che dirige un piccolo coro di quartiere. La sua insospettabile esistenza quotidiana, però, nasconde un segreto. Halla, infatti, nei ritagli di tempo fa l'ecoterrorista. Attacca i tralicci dell'alta tensione per mettere in ginocchio le industrie siderurgiche che, a suo dire, attentano, nell'indifferenza generale, alla sua splendida terra, l'adorata Islanda. I suoi maestri, altrettanto sabotatori, sono Gandhi e Mandela. I suoi strumenti di lotta, arco e frecce. Tempo addietro ha anche fatto richiesta per l'adozione di una bambina e, quan-do ormai non ci pensa più, ecco che la sua vita potrebbe cambiare. Le autorità, però, la braccano .. Troverà soccorso nella sorella gemella e in un improbabile cugino e, a differenza di quanto accade in Lontano da qui, l'epilogo per lei sarà sereno. Come in Lontano da qui, infatti, anche in La donna elettrica quello che viene narrato, in fondo, è il disagio intimo di una donna che non si ritrova più in un mondo che disprezza la poesia e la bellezza. Tra le curiosità del film, i musicisti in scena che suonano dal vivo la colonna sonora, Hallora Geirharðsdóttir che interpreta non solo Halle ma anche la sorella gemella, e le peripezie di un povero turista sudamericano che finisce sempre nei guai senza avere colpa alcuna. E poi c'è la natura, che è ciò che va salvaguardato e ciò che allo stesso tempo salvaguarda Halla, che vi ricorre per sottrarsi agli inseguimenti della polizia. Un film matto, ispirato e divertente, con un epilogo inaspettato in cui Halla si fa beffa delle autorità.

Mercoledì
6 Marzo

BEN IS BACK

Ben (Lucas Hedges) è un tossico che la famiglia ha affidato a una comunità terapeutica. Senza avvisare i famigliari, il giovane capita improvvisamente a casa per trascorrere il Natale con la madre, la sorella, il patrigno e i due fratellastri ancora bambini. Mentre la reazione della sorella e del patrigno è di aperta ostilità e timore, la madre si mostra più bendisposta, anche se si capisce subito che non ha più alcuna fiducia in un figlio che l’ha illusa fin troppe volte. Il giovane, da parte sua, cerca di convincere la madre e gli altri di essere pulito, e per un istante, forse, cerca di crederlo anche lui. Poi le carte si scoprono e il film vira nel dramma, con la madre però che non molla, che non cede alla rassegnazione, anche se è il giovane che, travolto dai sensi di colpa nei confronti della famiglia, non vede spirargli ad una vita ormai alla deriva, buia, senza sbocchi. Un film potente, sul valore della maternità e sulla portata distruttrice della droga, sulle comunità di recupero, sul parlare ininterrottamente della propria dipendenza e dei propri errori affinché le parole prendano sostanza e formino barriere difensive contro il desiderio, costante, di tornare alla droga, di spegnersi in una pace di morte. Julia Roberts è brava, ma la sorpresa è Lucas Hedges, un giovane attore che viene da una striscia di film notevolissimi (Manchester By The Sea,  Lady Bird, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) e ha in uscita Boy Erased di Joel Edgerton, con cui ha ottenuto una candidatura ai Golden Globe come miglior attore.

Mercoledì
20 Febbraio

LE EREDITIERE

Siamo ad Asuncion, in Paraguay. Chela e Chiquita discendono entrambe da famiglie facoltose, ma ormai non hanno più di che vivere. Così, le due donne, che convivono da trent'anni, si trovano costrette a vendere un po' alla volta i beni che avevano ereditato. Chiquita, addirittura, che è giunta alla frode, si ritrova in carcere. Chela, rimasta sola, finisce quasi per caso a fare da autista a signore benestanti dell'alta società, il che la spinge ad uscire dalla gabbia che si è costruita attorno. Del suo rapporto con Chiquita, usurato dalla consuetudine, sopravviveva ormai solo uno stanco affetto, così l'assenza forzata della compagna spinge la donna a ritrovare una vitalità che credeva di avere perduto per sempre. La vecchia auto, che non guidava più da tempo, diventa così lo strumento per riguadagnare una propria autonomia e la propria autostima. Il regista ci mostra la donna, dapprima esitante, guidare solo vicino casa. Poi, sempre più sicura di sé, la vediamo avventurarsi persino in autostrada. E' una lenta rinascita, con la donna che, sorpresa della sua capacità di osare, assapora una libertà che forse non aveva mai conosciuto. Chiquita, in un qualche modo se ne accorge e, quando esce dal carcere, la prima cosa che fa è vendere a insaputa di Chela l'automobile. Chela, però, non ci sta e prima che il compratore si appropri dell'auto se ne va, libera, verso un futuro aperto che ormai è tutto suo.
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Mercoledì
3 Aprile


LONTANO DA QUI

Lisa (Maggie Gyllenhaal) è una maestra d’asilo con la passione per la poesia. Segue anche un corso, tenuto da Simon (Gael Garcia Bernal), ma di per sé, ne è consapevole, non è molto dotata. Sa però riconoscere il talento altrui e rimane folgorata da quello di un bambino dell’asilo, che ogni tanto cammina avanti e indietro come in trance recitando poesie. Lisa, così, decide di proteggerlo e fa il possibile per educarlo, spingendosi però molto oltre i limiti della sua professione. Diretto da una regista di origini italiane ma cresciuta in America, il film delinea una delicata storia di speranza e disperazione, che nasce dalla disillusione dell’età adulta, dalla rassegnazione ai sogni infranti di una madre che avrebbe voluto di più dai suoi figli e forse anche dal suo matrimonio, ma che è anche la critica di una società che non sa più trovare posto per la poesia delle piccole cose. Alla fine, non solo Simon ma anche lo stesso bambino la tradiranno, ma ciò non scalfirà minimamente la convinzione della donna che, soffrendo la banalità e la superficialità del milieu in cui è immersa, si lascia consumare gradualmente da un’ossessione che la fa deragliare. Remake di un film dell’iraniano Nadav Lapid del 2014, ha tra gli interpreti Rosa Salazar, che sarà presto al cinema come protagonista di Alita - Angelo della battaglia, adattamento da duecento milioni di dollari di un manga di culto prodotto da James Cameron e diretto da Robert Rodriguez.