CAPITOL
SCUOLA

ANNO SCOLASTICO
2017-2018


I film selezionati per il primo gruppo, le cui proiezioni si terranno tra gennaio e la prima settimana di marzo, sono LA SIGNORA DELLO ZOO DI VARSAVIA di Niki Caro (USA, 2017), WONDER di Stephen Chbosky (USA, 2017) e DUE SOTTO IL BURKA di Suo Abadi (Francia, 2017). Il primo viene proposto per la Giornata della memoria 2018, il secondo è un film meraviglioso contro il bullismo e sul rispetto della diversità, il terzo riguarda la radicalizzazione islamica, un tema che non è mai stato trattato al cinema con un taglio così divertente.

__________________________

La signora dello
zoo di Varsavia


di Niki Caro
(USA, 2017)

LA SIGNORA DELLO ZOO DI VARSAVIA 1

Ispirato a una storia vera, il film narra la vicenda dei coniugi Jan e Antonina Zabinski che, durante l’occupazione nazista della Polonia, salvarono la vita a centinaia di ebrei nascondendoli nello zoo di Varsavia. Siamo a Varsavia, sul finire del 1939; i nazisti bombardano la capitale polacca, riducendo il famoso zoo a un cumulo di macerie. Il direttore dello zoo e sua moglie assistono impotenti all'occupazione del paese e alla costruzione del ghetto ebraico, ma con l'inizio delle deportazioni, nel 1942, la coppia si mobilita per nascondere intere famiglie di ebrei all'interno di quello che resta dello zoo, addirittura all’interno delle gabbie lasciate vuote dagli animali uccisi dai bombardamenti. Alla fine gli ebrei che la coppia riuscirà a salvare saranno circa trecento. La vicenda narrata è tratta dal libro di Diane Ackerman “Gli ebrei dello zoo di Varsavia”, a sua volta basato sui diari della vera protagonista della vicenda, Antonina Zabinska.

Wonder

di Stephen Chbosky
(USA, 2017)

WONDER 1

Ispirato all’omonimo best-seller di R. J. Palacio e diretto da Stephen Chbosky, acclamato nel 2012 da critica e pubblico per il suo folgorante esordio di Noi siamo infinito, tratto da un suo stesso romanzo, Wonder è un film gentile, emozionante e ma mai ricattatorio, genuinamente pedagogico, che riconferma la sensibilità di Chbosky nel raccontare storie di sopravvivenza adolescenziale. Il protagonista, Auggie, è un ragazzino di dieci anni con il volto deforme. A lungo protetto dalla famiglia, un padre e una madre che si sono dedicati completamente a lui rinunciando alle proprie ambizioni e una sorella adolescente che, suo malgrado, ha patito l’overdose di attenzioni che i genitori hanno riservato al fratellino, deve decidersi a uscire di casa e andare a scuola come tutti gli altri bambini. Lo scoglio della prima media, infatti, è dietro l’angolo, con il suo inevitabile corollario di sfottò, stupidità e bullismo. Gli inizi, naturalmente, non sono facili; deriso solo perché diverso, anche se brillante, generoso e intelligente, Auggie fa i conti con la cattiveria dei compagni. Dapprima, inoltre, i pochi compagni che lo avvicinano lo fanno con un secondo fine, ossia perché sensibilizzati dal preside. Il ragazzino, così, tra bulli odiosi e amici di facciata, fatica a integrarsi, ma non demorde. La forza del film, però, non sta solo nella caparbietà del protagonista, che alla fine conquista tutti, compagni di classe e spettatori, ma nel non chiudersi addosso al piccolo protagonista e alla sua quotidiana lotta per farsi accettare e capire. Come già accade nel romanzo da cui il film è tratto, il regista, infatti, racconta la storia da diverse angolature, il che gli evita di restare intrappolato nella cornice un po’ asfittica del protagonista e del suo piccolo grande dramma. Il regista, così, dapprima sta su Auggie, ma poi racconta della sorella e di cosa è stato per lei vivere con Auggie, poi racconta di alcuni dei suoi compagni di scuola, a cominciare dal suo primo amico, che lo “tradisce” proprio il giorno di Halloween, quando Auggie è più scoperto, poi si sofferma sull’amica della sorella, che era molto legata anche ad Auggie, ma che inspiegabilmente ha rotto con loro. Anche per il bulletto che tormenta Auggie si ritaglia uno spazio, per mostrare che anche i bulletti hanno i loro fardelli e che, in fondo, quello di farsi accettare dagli altri è un problema per tutti, non solo per Auggie. Si prenda poi l’episodio della morte dell’adorata cagnolina: quante famiglie “normali” hanno patito un simile dramma. Bene ! Lo stesso dramma capita anche nella famiglia di Auggie. Tutte a lui, poverino ? No ! E’ la vita che non prende pause per Auggie. Sta qui la forza del film di Chbosky: il mondo del film non è il mondo di Auggie ma è il mondo vero che sta là fuori. Adattamento di un best seller da cinque milioni di copie, il film è stato un grande successo sul mercato nord americano, dove, a fronte di un budget produttivo di venti milioni di dollari, ne ha incassati 120. In Italia, a riprova del valore del film, è stato distribuito durante le festività natalizie incassando attorno ai dieci milioni di euro, una cifra enorme per un film che correva il rischio di restare intrappolato nel genere adolescenziale. Grazie al passa parola il film ha invece intercettato un pubblico molto più ampio, anche se le caratteristiche che ne fanno un film per tutti lo rendono ancor più adatto alle proiezioni riservate alle scolaresche. Il film di Chbosky ha infatti tutte le caratteristiche del film a tesi, didascalico e garbato, il che, come è stato scritto, lo rende idoneo «per i bambini, che devono imparare a misurarsi con la differenza, ma anche per i genitori, che non sanno sempre come salvaguardare i propri figli dal mondo e per tutti quelli che soffrono o hanno sofferto lo sguardo degli altri in quell'età ingrata in cui ti presenti agli altri senza protezione».

Due sotto
il burqa


di Sou Abadi
(Francia, 2017)

DUE SOTTO IL BURQA

Un film delizioso, divertentissimo, che si fa beffa del radicalismo religioso senza prenderlo troppo sul serio. La storia è quella di Leila e Armand, che studiano scienze politiche e si amano. I genitori di lui, iraniani di origine, hanno lasciato la patria dopo l'avvento di Khomeini. Lei, invece, si vede ripiombare in casa il fratello Mahmoud, reduce dallo Yemen, in piena radicalizzazione islamica, che le impedisce di incontrare Armand e vuole avviare alla radicalizzazione anche il fratello minore. Armand, però, pur di vedere Leila, si fa convincere dagli amici a indossare un burqa e a farsi passarsi per una donna. Mahmoud, nei frequenti incontri che ha con questa strana donna, che mostra affabilità, cultura e indipendenza di giudizio, se ne innamora perdutamente giungendo a mettere in dubbio tutte le certezze acquisite con la radicalizzazione.