Giovedì 11 marzo, ore
21:30
IL MIO
AMICO ERIC
Un impiegato delle Poste britanniche vede la sua vita
andare sempre peggio. Ha lasciato da trent'anni Lily, suo
unico e vero amore. Ora vive con i due figliastri
lasciatigli da una donna che non c'è e con uno dei quali ha
un pessimo rapporto. Eric, che cerca di non ricordare il
passato, ha un solo rifugio in cui cercare un po' di
consolazione: il tifo per il Manchester e la venerazione
per quello che nel passato è stato il suo più grande
campione, Eric Cantona. Ora però Eric ha un nuovo e per lui
non secondario problema: la figlia che aveva abbandonato
ancora in fasce, ma che non ha mai avuto un cattivo
rapporto con lui, gli chiede il favore di occuparsi per
un'ora al giorno della bambina che ha avuto, in modo da
poter completare in pochi mesi gli studi. Sarà però
necessario che Eric si faccia consegnare la neonata da Lily
che non ha voluto piu' incontrare dal lontano passato.
Qualcuno giunge in suo soccorso in modo inatteso e
concretamente irreale: il suo idolo: Eric Cantona. Il
problema da affrontare non sarà però purtroppo solo questo.
Ken Loach ha realizzato il film della sua assoluta
maturità. Sinora ci aveva regalato delle opere che restano
nella storia del cinema tout court e in quella dell'impegno
a favore dei meno favoriti nelle nostre società. Lo stile
era rigoroso, partecipe, con qualche inserto comico ma con
una dominante drammatica. In questa occasione riesce a
realizzare una perfetta osmosi tra la commedia e il dramma.
Arriva anche a fare di più gestendo l'apparizione onirica
della star Cantona in un equilibrio perfetto tra ironia,
astrazione e (perchè no?) commozione.
Eric Cantona è una leggenda per il calcio internazionale e
per i tifosi del Manchester in particolare. Loach è un
appassionato di calcio (straordinaria la replica alla
domanda 'impegnata' di una collega in conferenza stampa:
"Non vado alle partite per fare dei trattati antropologici
ma per vedere la mia squadra vincere") e riesce a
rileggere, grazie ancora una volta a una sceneggiatura più
che mai calibrata di Paul Laverty, il mito calcistico
facendolo interagire con le problematiche del piccolo Eric
impiegato alle Poste.
Ne nasce una storia d'amore, un film sulla possibile
positività dei miti nonchè (ed era l'impresa più difficile
di questi tempi) su una solidarietà ancora possibile. Solo
lui e pochissimi altri possono riuscire a regalarci una
commedia/dramma con happy end in cui realtà e immaginazione
si alleano escludendo la retorica.
Giovedì 18 marzo, ore
21:30
SOUL
KITCHEN
Ad Amburgo, un cuoco di origine greca, Zinos, gestisce
un infimo ristorante denominato Soul Kitchen. La clientela
abituale sono i rozzi abitanti della periferia, interessati
solo a tracannare birra e ingurgitare piatti surgelati o
preconfezionati. Dentro e fuori dal Soul Kitchen ruota
tutto il microuniverso di Zinos e relativi problemi:
l'ambiziosa e viziata fidanzata Nadine è una giornalista
rampante in partenza per la Cina, il fratello Illias un
ladruncolo in libertà vigilata con il vizio del gioco, la
cameriera Lucia è aspirante artista che vive in un
appartamento occupato abusivamente e un vecchio compagno di
scuola, Neumann, è disposto a tutto pur di comprare il
locale e rilevarne il terreno. Un'ernia al disco improvvisa
impone a Zinos delle sedute di fisioterapia e gli inibisce
l'uso cucina, così che viene assunto un nuovo cuoco esperto
di haute cuisine che, dopo uno scetticismo iniziale,
trasforma il ristorante in un locale molto in voga capace
di offrire buon cibo e musica soul.
Fatih Akin è un abile deejay del mondo del cinema, un
giovane autore che ha saputo costruire un suo linguaggio
melodico a partire da un'antologia di stili della New
Hollywood di Scorsese, Schlesinger e Bob Rafelson. Questa
eredità del cinema americano moderno, con la quale aveva
finora raccontato i margini di una società multiculturale
in pieno dissidio, pervade anche nell'atmosfera conviviale
e disinvolta di Soul Kitchen. Cimentandosi con una vera
commedia edificante, il giovane regista turco-tedesco mette
da parte il tema del viaggio e delega il percorso di
emancipazione sociale e di ricerca delle origini, alla
musica (come nel documentario Crossing the Bridge) e
all'elogio dell'edonismo.
Akin pone attenzione ai corpi e ai loro bisogni primari:
dal cibo al sesso, dall'alcool alla danza (passando per il
mal di schiena), così che i suoi personaggi, liberati dalla
necessità di affrancarsi dal proprio retaggio culturale,
agiscono nel nome di un puro principio di piacere. Allo
stesso modo, punta all'occhio e al ventre dello spettatore:
costruisce il suo film come un piatto sofisticato di
nouvelle cuisine, o meglio, come una playlist di musica
accattivante, facendo molta attenzione a creare mediante
una serie di gag fisiche una sinergia fra movimenti dei
personaggi, movimenti di macchina e ritmo dei brani della
colonna sonora. È una strategia molto furba e molto
ricercata, elaborata da un regista che ha già compreso le
tendenze del nuovo cinema della post-globalizzazione (vedi
The Millionaire): le storie che intrecciano società
multietniche, una regia dinamica, buona musica e un lieto
fine sono destinate a vendere (e incassare) in tutto il
mondo.
Giovedì 25 marzo, ore
21:30
WELCOME
Bilal, giovane curdo, ha lasciato il suo paese alla
volta di Calais, dove sogna e spera di imbarcarsi per
l'Inghilterra. Dall'altra parte della Manica lo attende
un'adolescente che il padre ha promesso in sposa a un ricco
cugino. Fallito il tentativo di salire clandestinamente su
un traghetto, Bilal è deciso ad attraversare la Manica a
nuoto. Recatosi presso una piscina comunale incontra Simon,
un istruttore di nuoto di mezza età prossimo alla
separazione dalla moglie, amata ancora enormemente e in
segreto. Colpito dall'ostinazione e dal sentimento del
ragazzo, Simon lo allenerà e lo incoraggerà a non cedere
mai ai marosi della vita. A sua volta Bilal aprirà nel
cuore infranto di Simon una breccia in cui accoglierlo. Ma
il mondo fuori è avverso e inospitale e l'uomo dovrà
sfidare le delazioni dei vicini di casa e la legge
sull'immigrazione che condanna i cittadini troppo umani e
“intraprendenti” col prossimo.
Premiato dal pubblico a Berlino e campione di incassi in
Francia, Welcome è un racconto morale che si interroga sul
concetto di alterità e in cui è facile riconoscere i canoni
dell'attualità. Polemizzando con la legge sull'immigrazione
voluta da Sarkozy, che infligge sanzioni severe ai
residenti colpevoli di cuore con la straniero, Philippe
Lioret mette al centro del suo film l'Altro, un corpo
estraneo da sfruttare o da espellere, senza una vera
possibilità di integrazione. Come aveva già fatto con
Tombés du ciel, film d'esordio del 1994, il regista
francese riconferma la sua attenzione per la mercificazione
delle vite nel complessivo processo di disumanizzazione
dell'Europa contemporanea. Welcome, storia d'amore e di
amicizia tra un uomo e un ragazzo, affronta con lirismo la
realtà nelle sue manifestazioni più crude, disumane e
inaccettabili. La sopraffazione del più debole è analoga a
tutte le latitudini, compresa la democratica e
“rivoluzionaria” Francia che “ospita” una teoria di
convivenze rese difficili dai codici sociali e da paure
ingiustificate. La coscienza collettiva è assente o
rallentata da egoismi, bassezze e diffidenze, che sono
l'humus in cui cresce e prospera l'intolleranza di una
comunità verso una minoranza. Il coraggio del singolo,
incarnato e interpretato da un intenso e dolente Vincent
Lindon, sembra allora essere l'unica speranza contro la
violenza delle istituzioni, raccontata non come attrito
deflagrante ma come forza di inerzia, attraverso un logorio
costante tra i personaggi.
Nella livida immobilità di fondo entrano in contatto e
dialogano un uomo e un ragazzo, suggerendo un movimento
paterno dell'uno verso l'altro e diminuendo “a bracciate”
le distanze tra le parti. Il punto di incontro tra Simon e
Bilal è rappresentato dall'acqua, elemento primitivo che
innesca autentiche dinamiche relazionali e allo stesso
tempo attende e accoglie la risoluzione del dramma. Il
giovane curdo, in cerca di una patria e di un amore, è per
il francese l'annuncio di una possibilità, la possibilità
di ogni essere umano di ritrovare se stesso e l'altro.
Giovedì 1 aprile, ore
21:30
BROTHERS
Quando un marine
pluridecorato viene dato per disperso in Afghanistan, a
casa, suo fratello minore, considerato la pecora nera della
famiglia, inizia ad occuparsi di sua moglie e delle sue due
figlie. Le conseguenze ribalteranno i ruoli e metteranno in
discussione le fondamenta dell’intera famiglia.
Il film racconta l’avvincente storia di due fratelli: il
trentenne, Capitano Sam Cahill (Tobey Maguire) e suo
fratello minore Tommy Cahill (Jake Gyllenhaal), che
rappresentano due personalità opposte. Sam, un marine in
procinto di partire per la sua quarta missione, è un
affidabile padre di famiglia sposato con la fiamma del
liceo, Grace (Natalie Portman), con cui ha avuto due bimbe
(Bailee Madison, Taylor Grace Geare). Tommy è invece il
carismatico fratello minore, uno sbandato appena uscito di
prigione, che ha sempre puntato sul suo fascino e sulla sua
carica di simpatia. Perfino alla cena di commiato di Sam
con la famiglia riunita e i loro genitori, Elsie (Mare
Winningham) e Hank Cahill (Sam Shepard), un marine in
pensione., presenti, Tommy non rinuncia al suo ruolo di
provocatore. Inviato in Afghanistan, Sam viene considerato
morto quando il suo elicottero Black Hawk viene abbattuto
sulle montagne. A casa, la famiglia Cahill deve
improvvisamente affrontare un vuoto scioccante, e Tommy
cerca di sostituire il fratello facendosi carico di nuove
responsabilità per sé, Grace, e le bambine. Ma Sam non è
morto: insieme ad un commilitone è stato catturato dai
combattenti talebani. E mentre nelle remote Montagne del
Pamir in Afghanistan, Sam subisce traumi che minacciano di
privarlo della sua umanità, in patria Tommy si
responsabilizza ed acquisisce una nuova consapevolezza di
sè. E nel dolore e nella stranezza delle loro nuove vite,
Grace e Tommy iniziano a sentirsi attratti l’uno
dall’altra. La freddezza che aveva sempre caratterizzato il
loro rapporto si dissolve, ma entrambi sono impauriti e
provano vergogna per l’attrazione reciproca che è
subentrata. Quando Sam inaspettatamente ritorna negli Stati
Uniti, estremamente traumatizzato dai giorni di prigionia,
diventa scostante e sempre più sospettoso nei confronti del
nuovo legame che unisce il fratello alla moglie. Così, con
i ruoli che ora sono quasi ribaltati, Sam e Tommy finiscono
per fronteggiarsi in uno scontro sia fisico che
psicologico. In questa deriva familiare in continua
evoluzione, chi sarà il vincitore? E come faranno i due
fratelli a superare questo confronto che si gioca sul piano
emotivo dell’amore fraterno e coniugale?
Ingresso: 5 €
Soci Coop. Galassia Gutenberg:
abbonamento a 8 film 15 €

Il cinema Capitol aderisce alla campagna "Chi fa d'essai fa per tre", promossa dalla FICE Emilia-Romagna. Il programma riserva ai giovani minori di 30 anni l'ingresso al prezzo scontato di 3€ nelle sale d'essai della regione.