
RACHEL STA PER SPOSARSI
GIOVEDI' 22 GENNAIO, ore 21:15
La Trama:
Uscita dal centro di
riabilitazione per partecipare al matrimonio della sorella
maggiore, Kym travolge l'apparente pace familiare con la
sua problematica esuberanza. Tra riunioni di
tossicodipendenti anonimi, preparativi nuziali,
incomprensioni e liti, affronterà il drammatico episodio
che ha segnato la vita di tutta la famiglia.
Lungi dall'essere solo l'assistente del diavolo che veste
Prada, Anne Hathaway si era già confrontata con il genere
drammatico e con un ruolo "al limite" e "fuori controllo"
nell'indipendente Havoc. Curiosamente, sebbene non ci siano
legami se non qualche coincidenza nella carriera dei
registi, il film di Barbara Kopple sembra costituire una
premessa all'opera cinematografica di Jonathan Demme. Se la
giovane attrice incarnava una generazione viziata e
annoiata nella Los Angeles bene, in Rachel Getting Married
ne subisce le conseguenze, drammaticamente legate a un
evento che pesa sulle sue spalle come un macigno.
Kym è una ragazza interrotta che per anni ha vissuto
segregata nei centri di recupero, dai quali è entrata e
uscita ripetutamente. Per espiare la colpa si è costruita
una gabbia nell'inferno della dipendenza. "Pulita" da nove
mesi e decisa a rientrare in casa e riprendersi l'affetto
della famiglia, si piazza al centro della scena, sotto le
luci dei riflettori, noncurante del "momento" di Rachel.
Tuttavia, di fronte all'ostilità della sorella, subisce
poco alla volta un cambiamento e lascia che il tormento di
una vita venga finalmente a galla. Figura negativa al
limite della ripugnanza, Kym ottiene l'empatia dello
spettatore solo nel momento in cui si apre al prossimo e a
se stessa nel tentativo di lasciarsi alle spalle la colpa e
condividerla.
Nel trasporre sul grande schermo la sceneggiatura di Jenny
Lumet, figlia del celebre Sidney, Demme sceglie la linea
dell'onestà documentaristica come cifra stilistica e la
compassione come strumento per avvicinarsi alla storia di
Kym. Macchina da presa alla mano, segue la protagonista con
uno sguardo paterno, nel presumibile tentativo di
proteggerla dal suo dramma personale e lungo il sofferto
percorso, senza mai spettacolarizzare il dolore e senza
renderlo fine a se stesso. I momenti estremamente intensi e
infausti sono alleggeriti da episodi ilari e domestici (la
gara tra suocero e genero su chi dei due carichi in minor
tempo la lavastoviglie) in nome dell'autenticità. Il
realismo narrativo e registico si estende agli oltre dieci
minuti di scene dal matrimonio finali – dove si alternano
promesse d'amore "rubate" a Neil Young, canti e danze –
talmente estenuanti da rendere lo spettatore partecipe dei
festeggiamenti, lasciando una sensazione di saturazione e
dolce ubriachezza.