
SI PUO' FARE
GIOVEDI' 18 DICEMBRE, ore 21:15
La Trama:
Milano, primi anni '80.
Nello è un sindacalista dalle idee troppo avanzate per il
suo tempo. Ritenuto scomodo all'interno del sindacato viene
allontanato e "retrocesso" al ruolo di direttore della
Cooperativa 180, un'associazione di malati di mente
liberati dalla legge Basaglia e impegnati in (inutili)
attività assistenziali. Trovandosi a stretto contatto con i
suoi nuovi dipendenti e scovate in ognuno di loro delle
potenzialità, decide di umanizzarli coinvolgendoli in un
lavoro di squadra. Andando contro lo scetticismo del medico
psichiatra che li ha in cura, Nello integra nel mercato i
soci della Cooperativa con un'attività innovativa e
produttiva.
"La follia è una condizione umana" dichiarava Basaglia,
psichiatra. "In noi la follia esiste ed è presente come lo
è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi
civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la
follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di
tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla".
Prima dell'introduzione in Italia della "legge 180/78",
detta anche legge Basaglia, i manicomi erano spazi di
contenimento fisico dove venivano utilizzati metodi
sperimentali di ogni tipo, dall'elettroshock alla
malarioterapia. Il film di Giulio Manfredonia si colloca
proprio negli anni in cui venivano chiusi i primi ospedali
psichiatrici e s'incarica di raccontare un mondo che il
cinema frequenta raramente, non tanto quello trito e
ritrito della follia, quanto quello dei confini allargati
in una società impreparata ad accoglierne gli adepti.
Attenzione però. Il regista evita accuratamente qualunque
tipo di enfasi, sfiorando appena la drammaticità senza
spettacolarizzarla, in favore di un impianto arioso,
ridente, talvolta comico, letiziando lo spettatore con una
commedia (umana) che diverte e allo stesso tempo fa
riflettere.
Se Pippo Delbono nel documentario Grido mostrava una via
alternativa alla pazzia attraverso il teatro, Manfredonia
tramuta episodi reali - e nello specifico la storia della
Cooperativa Sociale Noncello - in fiction, trattando con la
dovuta discrezione un argomento tanto delicato che
appartiene alla storia dell'Italia, nel rispetto di chi
convive con l'infermità mentale e di chi ci lavora. La
sceneggiatura scritta a quattro mani insieme all'autore del
soggetto Fabio Bonifacci non ha falle e permette agli
attori di immergersi nella condizione dei loro personaggi
con grazia. Sebbene Claudio Bisio dia un'ottima prova
recitativa nei panni di Nello, Si può fare è il frutto di
un lavoro collettivo che vede tutti gli interpreti
(compreso il regista) impegnati a ricreare un ambiente
credibile nel quale far muovere a piccoli passi un ensemble
di "matti" talmente autentici da strappare un applauso.